Post

Sándor Ferenczi, "Diario Clinico": incipit (7 gennaio 1932)

Immagine
  Szelély-Kováks O., Berény R., Karikaturen , Internationale psychoanalytische Presse, 1924. Michele M. Lualdi  Il Diario clinico di Sándor Ferenczi (1932) è certo uno dei testi psicoanalitici più profondi e sinceri, complice forse il fatto che non era pensato dall’autore per la pubblicazione. Raccolta di note cliniche e teoriche che anticipano parecchie linee di sviluppo della psicoanalisi successiva, si apre su un tema in perfetta sintonia con lo stile spontaneo con cui fu scritto: quello di una fondamentale richiesta di “naturalezza” rivolta all’analista. Propongo qui una nuova traduzione di questo primo scorcio sull’esperienza clinica dell’ultimo Ferenczi. Ho cercato di conservare la massima aderenza al testo di partenza che, proprio per la sua natura di appunto personale, non ha il rigore e la coerenza che ci si attenderebbe da un lavoro curato e revisionato in vista di una sua pubblicazione. Si noteranno dunque repentini passaggi dal singolare al plurale, tanto nei sost...

Groddeck parla di Nietzsche

Immagine
Szófia Dénes (fonte: wikipedia )          Formato PDF Michele M. Lualdi Nel 1923, a seguito di un crollo nervoso, Szófia Dénes, giornalista e scrittrice, nonché nipote di Gizella Altschul e Sándor Ferenczi, viene inviata da quest’ultimo a Marienhöhe, la casa di cura di Groddeck. Nel 1979 la Dénes pubblica un volume in cui ricorda, tra l’altro la sua esperienza con lo “scrutatore d’anime”. Durante un colloquio gli pone direttamente, da brava giornalista, una domanda su Nietzsche, con ciò toccando evidentemente un tema a lui molto caro. Qui di seguito la sua articolata risposta, nelle cui battute finali fanno capolino sia un certo suo aspetto megalomane, a lui stesso ben noto [1] , sia la consapevolezza di avere appena rilasciato alla sua paziente, in pratica, un’intervista. [2]   “Com’è che Le è venuto in mente di chiederlo?” “Tra cinque giorni è l’anniversario della sua morte. È morto il 25 agosto 1900. Posso immaginare che questo genio malato, questo conte...

A proposito dell'espressione “periodo di latenza” negli scritti di Sigmund Freud: il versante della lingua

Immagine
Gustav Klimt, L'attesa (1909) (fonte: wikimedia ) Formato PDF Michele M. Lualdi Può essere interessante soffermarsi sull’espressione – non sul concetto, per una volta – “periodo di latenza”; più precisamente, non sul suo impiego, ma sulle sue radici [1] . Negli scritti originali di Freud troviamo i termini composti “Latenzzeit” o “Latenzperiode”, in genere resi rispettivamente in OSF con “periodo di latenza” ed “epoca di latenza”.  Laplanche  e Pontalis  vi dedicano una voce nella loro ricca Enciclopedia della psicoanalisi (1967), in cui affermano tra l’altro:   “ Va notato che Freud parla di  periodo  di latenza, non di fase, il che va interpretato nel modo seguente: durante il periodo considerato, sebbene si possano osservare manifestazioni sessuali, non vi è, strettamente parlando, una nuova  organizzazione  della sessualità ” (Laplanche, Pontalis, 1967, 316, corsivi degli autori). La loro ipotesi è dunque che Freud qui non impieghi il termine...

A Sándor Ferenczi: omaggio minimo

Immagine
  Sándor Ferenczi (1873-1933) (fonte: wikicommons ) Michele M. Lualdi  Traduzione in spagnolo (a cura di Juan Vicente Gallardo Cuneo, ALSF-Chile ) L’edizione completa del carteggio tra Groddeck e Ferenczi, uscita in tedesco nel 2006 [1] e che sto in questi mesi traducendo, contiene, tra il materiale sinora inedito, diverse lettere di Gizella Ferenczi, moglie di Sándor Ferenczi. I particolare, quella del 2 novembre 1933, scritta a poco più di cinque mesi dalla morte del pioniere della psicoanalisi (22 maggio 1933), oltre a consentirci di conoscere e sentire più da vicino il profondo amore per il marito da poco scomparso, riporta in alcune righe il racconto degli ultimi momenti di vita di quest’ultimo. Ferenczi soffriva di anemia perniciosa, una malattia dei globuli rossi dovuta a carenza di vitamina B 12 e incurabile fino alla scoperta di quest’ultima, avvenuta solo nel 1948 [2] . Com’è noto, tanto Freud quanto la storiografia psicoanalitica classica furono particolarmente in...

Pagina 52: i diritti del lettore

Immagine
Libro aperto (Anonimo, Scuola tedesca del XVI secolo) (fonte: wikipedia ) Michele M. Lualdi Formato PDF Tanto chi legge Autobiografia di Freud nell’edizione di OSF (Freud, 1924), quanto chi preferisce quella tedesca di Gesammelte Werke ( Freud, 1925a ) si perde un piccolo frammento del saggio scritto dall’autore. Né va meglio a chi interroga l’XI volume di Gesammelte Schriften ( Freud, 1925b ). A mancare in tutti i casi è la pagina 52 del lavoro originale, l’ultima, che contiene una breve e parziale bibliografia del lavori di Freud, stilata dallo stesso. Sono convinto che spetti esclusivamente al lettore decidere se una parte di un testo   – per quanto minima possa sembrare – sia utile e significativa oppure no. E siccome, in quanto lettore, mi pare che questa pagina 52 un suo valore lo abbia, la ripropongo qui di seguito, facendola seguire dalle considerazioni che ha stimolato in me. Bibliografia [1] Tralascio i lavori istologici e di casistica del mio periodo di studi universi...